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Problemi intestinali, urinari e ginecologici. Disturbi che possono compromettere il benessere e la vita sessuale di coppia. Tutto via con un solo intervento di chirurgia plastica. Utopia? No, realtà: è il nuovo intervento mininvasivo tutto italiano, firmato dal presidente della Siucp (Società italiana unitaria di colonproctologia), Antonio Longo, già noto a livello internazionale per le sue tecniche “soft” contro emorroidi e stipsi grave legata a ostruzione meccanica. Si tratta di un vero e proprio “lifting intimo 3 in 1”, che avrebbe già dato risultati eccellenti in 350 casi.
Quanti problemi collegati tra loro
“Un terzo della popolazione femminile italiana soffre di incontinenza urinaria, emorroidi e stipsi o disturbi sessuali correlati a problemi di utero e vagina, per lo più prolassi", spiega Longo. Fino a oggi “le malattie del pavimento pelvico, ossia del complesso di organi racchiusi nel bacino, sono state studiate e affrontate separatamente. Senza tener contro delle strette correlazioni e delle dinamiche causa-effetto che esistono in questo apparato". Dove tutto è invece collegato, perché "il rilassamento di utero e vagina, dovuta soprattutto ai traumi del parto, può pesare negativamente anche sul funzionamento di vescica e retto", avverte l'esperto. Da qui l'idea di un intervento di "sospensione pelvica completa".
L’intervento
Ma in che cosa consiste, nel dettaglio, questo intervento? "Si risolleva l'utero nella sua posizione originaria attraverso un sistema di bende fissate ai muscoli addominali". Così facendo, l'utero riposizionato grazie a queste “mini-amache” trascina con sé tutti gli altri organi pelvici, riportandoli infine nella loro sede naturale.
L'approccio tradizionale alle problematiche pelviche femminili, dice Longo, ha prodotto "lacune" nella letteratura scientifica di settore: viziando cioè il corretto inquadramento epidemiologico di questi disturbi, con conseguenti problemi di diagnosi e trattamento. Basti pensare che "ogni anno nel mondo vengono operate per queste disfunzioni 400 mila donne, ma molte non guariscono e quasi una su tre (120 mila) viene poi rioperata per gli stessi problemi".
Secondo il numero uno della Siucp, "è quindi chiaro che l'approccio verso i disturbi ginecologici, urologici e colonproctologici non può che essere unico, comprendendo l'aspetto medico, quello chirurgico e quello riabilitativo". E non si tratta di “rubare il lavoro” a ginecologi e urologi: “L'obiettivo è di aiutare meglio le pazienti passando da una visione parziale a una globale”.Ti interessano i temi collegati alla sessualità della coppia? Leggi anche:
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