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Dei circa 10 milioni di italiani che ogni anno, d’estate, partono per l’estero, c’è chi ha paura degli attentati, chi non prenota se prima non ha sotto mano il calendario degli scioperi aerei (sempre dietro l’angolo…), chi è terrorizzato dalla possibilità di trovare – una volta sul posto – un albergo che non è proprio quello per cui pensavano di aver pagato... La realtà dei fatti è che sono tanti i pericoli di un viaggio per le vacanze estivo. Su tutti, il più sottovalutato, il rischio numero uno per la salute: il cibo. Parola degli esperti della Società italiana per la medicina dei viaggi e delle migrazioni (Simvim) secondo cui ogni viaggio nasconde le sue insidie e ogni viaggiatore ha sue caratteristiche che lo espongono a rischi ben precisi.
Anzitutto il buon senso
Eppure basta poco per mettersi al riparo dai fastidiosi inconvenienti (intossicazioni, diarree, ecc.) che la superficialità o la scarsa conoscenza nell’approccio con il cibo locale possono provocare. “Il percorso ideale è innanzitutto rivolgersi ai Centri di medicina dei viaggiatori, sparsi su tutto il territorio nazionale”, dice Emanuela Zamparo della Simvim, “in modo da prendere le informazioni necessarie e partire preparati e ben equipaggiati”. Ma si può comunque fare tesoro di una serie di consigli generali. “Chi sceglie i Paesi freddi, per esempio”, spiega Zamparo, “deve prediligere cibi caldi con buon potere calorico, alta percentuale di carboidrati per avere energia in tempi più rapidi, e buona presenza di proteine e grassi per l’energia di accumulo”. Chi decide di avventurarsi nelle zone polari, per esempio, deve sapere che le popolazioni locali si nutrono moltissimo di fegato. Una pietanza che garantisce l’apporto di sostanze nutrienti importanti, ma che può far rischiare l’intossicazione da vitamina A in chi non è abituato.
Un decalogo per i Paesi caldi
La maggior parte dei vacanzieri italiani sceglie di solito i Paesi caldi, dove i rischi più diffusi sono la contaminazione degli alimenti e delle acque, la disidratazione, la fatica e il disagio legati a situazioni particolarmente estreme, come il deserto. Per loro un piccolo vademecum con le 10 regole d’oro: “Bere acqua purificata o, se imbottigliata, addizionata di Co2; mangiare cibi leggeri, ben cotti e serviti caldi; evitare macedonie già pronte, preferendo frutta da sbucciare; evitare insalate crude; non usare mai ghiaccio; consumare latte e latticini solo se pastorizzati; evitare molluschi e pesce crudo o poco cotto, anche se con limone o aceto; evitare cibo venduto in baracchini lungo le strade; asciugare, prima di bere, l’esterno delle lattine messe a refrigerare nel ghiaccio o nell’acqua; usare acqua purificata anche per lavarsi i denti o per assumere medicinali”. Consigli fondamentali per chi si prepara a un viaggio in zone tropicali o desertiche. Le particolari condizioni climatiche impongono infatti l’assunzione di una maggior quantità di liquidi, frazionata e con l’aggiunta di un po’ di sale nell’intervallo fra i pasti, per reintegrare la perdita salina dovuta alla sudorazione. E per fornire l’apporto calorico disperso, dal momento che con un litro di sudore si perdono circa 400 calorie. In condizioni estreme come quelle che si incontrano nel deserto, il rischio più frequente è l’oliguria (riduzione del volume urinario), un campanello d’allarme che indica la necessità di aumentare l'introito di liquidi.
Attenzione a questi cibi
C’è anche una “lista nera” dei cibi pericolosi da evitare. “Resistete alla tentazione di piatti offerti da bancarelle o ristoranti poco raccomandabili”, sottolineano alla Simvim. Ma da evitare sono soprattutto molluschi, pesci e crostacei, che possono nascondere pericolose insidie, come la “ciguatera”, una malattia da consumo di pesci predatori che hanno ingerito molluschi o altri pesci tossici. La più classica delle conseguenze potrebbe essere un’intossicazione da frutti di mare, o reazioni allergiche agli sgombroidi, la seconda patologia più segnalata ai centri di medicina dei viaggi dopo la diarrea del viaggiatore (lamentata dal 60% degli utenti). Più raro, ma molto pericoloso è l’avvelenamento da pesce palla, a cui potrebbe andare incontro il turista in visita in Giappone, sedotto dalla tentazione di provare il piatto tipico “fugu”. “I cuochi devono essere diplomati in un’apposita scuola dove apprendono come eliminare le tossine contenute nelle viscere del pesce palla”, spiega Zamparo.
Bambini e anziani, i più vulnerabiliLe regole da seguire cambiano poi a seconda dell’età e delle caratteristiche fisiche. Le categorie più vulnerabili sono senz’altro i bambini, a rischio disidratazione nei climi caldi, e gli anziani per i quali vale la “regola dei tre pugni”: uno di carne, uno di verdura cotta e uno di frutta fresca, il mix ideale per salvaguardare la salute durante i viaggi. Soggetti a rischio sono anche gli allergici (ai quali si consiglia di non assaggiare pietanze sospette) e i malati cronici, soprattutto se sotto terapie: il cambiamento delle condizioni ambientali può portare a una diversa assimilazione dei farmaci, con conseguente aumento o riduzione del beneficio terapeutico. Bandito l’alcol in ogni caso. Ma attenti soprattutto alla birra. In alcune località si usa masticare i cereali che poi vengono messi in fermentazione in condizioni poco igieniche. Ti interessano i temi collegati alla dieta giusta in viaggio? Leggi anche:
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