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Omeopatia sì, omeopatia no. Non è la prima volta che questa tecnica di cura alternativa viene messa al bando da chi crede solo nella medicina convenzionale. Ma questa volta lo fa un’autorevole pubblicazione scientifica britannica, Lancet, che ha riportato una ricerca condotta dall’università di Berna, secondo la quale i trattamenti omeopatici non darebbero risultati diversi da quelli che si ottengono con i placebo. Insomma nessuna differenza fra prodotti omeopatici ed “acqua fresca” e coloro che si curano con rimedi omeopatici otterrebbero risultati soltanto perché ci credono. La ricerca è stata realizzata su 110 sperimentazioni scientifiche condotte con trattamenti omeopatici e con placebo mirati a curare diversi disturbi, dal mal di testa ai problemi respiratori. Ecco cosa, secondo i ricercatori, è risultato: mentre dalle sperimentazioni su piccola scala considerate di bassa qualità i medicinali omeopatici dimostravano di funzionare in alcuni casi, nelle sperimentazioni su grossa scala e di affidabilità maggiore non vi era nessuna differenza tra gli effetti ottenuti con i trattamenti omeopatici e il placebo. Poi i ricercatori hanno anche messo a confronto 110 sperimentazioni condotte con trattamenti allopatici (cioè quelli di medicina convenzionale) e placebo, nelle quali invece gli effetti benefici dei medicinali rispetto ai placebo venivano sempre riscontrati.Conclude Lancet: “Adesso i dottori devono essere schietti e sinceri con i loro pazienti nel dirgli che l'omeopatia non da alcun beneficio, ma dovrebbero essere onesti anche con loro stessi nell'ammettere che la medicina moderna non soddisfa il bisogno di cure personalizzate dei pazienti”. Le smentite sull'efficacia delle terapie alternative non sono certo una novità, vanno avanti da circa 200 anni, da quando il tedesco Samuel Hahnemann cominciò a sperimentare il principio del ”similia similibus curantur”, cioè il “simile si cura con il simile”. Secondo l'omeopatia, infatti, ciò che ammala guarisce e i preparati vengono sottoposti a un particolare processo che si avvale di una successione di diluizioni fino ad arrivare ad una elevatissima diluizione che fa sì che, spesso, non resti nel preparato omeopatico nemmeno una molecola del principio originario. Ma gli omeopati credono che esista una ”memoria dell'acqua” in grado di trattenere la capacità di produrre beneficiE se molti scettici ritengono l'omeopatia ”acqua fresca”, in realtà numerosi studi, hanno portato a dire che la maggior parte dei benefici prodotti da questa medicina alternativa non sono attribuibili all'effetto placebo, anche se i metodi utilizzati nelle sperimentazioni cliniche non consentono agli effetti benefici di questo tipo di cure di risultare evidenti.E a confermare che per molti la medicina omeopatica rappresenta una valida alternativa a quella allopatica, ci sono i numeri. In Gran Bretagna, per esempio, un sondaggio ha rivelato che la metà dei medici di famiglia propone ai propri pazienti l’uso dei medicine alternative e il principe Carlo ha commissionato recentemente uno studio che gli ha attirato critiche violentissime dagli ambienti scientifici, che mira a dimostrare che la medicina alternativa potrebbe far risparmiare 3,5 miliardi di sterline al servizio sanitario pubblico.In Italia sono 9 milioni i seguaci delle medicine alternative e il 23% di questi sceglie l’omeopatia. E proprio tra i pazienti che hanno sperimentato i benefici della medicina omeopatica si è sentita l’esigenza di costituirsi in associazione. E’ nata, così, 14 anni fa l’Associazione pazienti omeopatici, una della Associazioni che hanno costituito il “Comitato permanente di consenso e coordinamento per le medicine non convenzionali in Italia”, che rifiuta di vedere diffamata questa pratica medica ed è in attesa che si concluda presto l’iter parlamentare della proposta di legge di regolamentazione delle medicine e pratiche non convenzionali. Redazione Staibene.it - agosto 2005