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Report 2004 sui trapianti, aumentate le donazioni

Continua nel nostro paese il trend positivo e per l’intestino Roma batte Miami

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Ancora una volta l’attività trapiantologica in Italia chiude in attivo con un aumento sia del numero di donazioni sia di trapianti. Questo il dato più rilevante emerso dalla presentazione del “Report 2004” fatta l’8 febbraio 2005, preso l’auditorium del Ministero della Salute “Con 21,1 donatori effettivi per milione di abitanti (1.203 in totale) rispetto ai 18,5 dello scorso anno (pari a 1.042) - ha sottolineato Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti (CNT), intervenuto alla conferenza stampa –l’Italia si conferma al secondo posto dopo la Spagna tra i grandi paesi europei”. C’è stato quindi un incremento di oltre il 16% dei donatori rispetto allo scorso anno, il migliore d’Europa. “Ma si può e si deve continuare a crescere, per raggiungere al più presto il nostro obiettivo realistico di 30 donatori per milione di abitanti”.Nanni Costa ha inoltre evidenziato la riduzione della forchetta relativa ai donatori tra il centro nord e il centro sud che, trainato da Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna, ha fatto segnare un aumento del 35%”. E ciò a dimostrazione che la rete nazionale dei Centri trapianti funziona in maniera efficiente. Opposizioni e Carta sanitariaQuasi stabile (29,9 nel 2003 contro 29,4 nel 2004) il dato nazionale relativo alle opposizioni. Un problema per il quale, secondo Nanni Costa, si deve cominciare lavorare meglio a partire dagli ospedali. Con l’introduzione della Carta sanitaria - un progetto già in sperimentazione in diverse regioni d’Italia – dovrebbe finalmente concludersi l’annoso tema della volontà individuale circa l’assenso o il dissenso alla donazione degli organi. Ciò a completamento di quanto previsto dalla legge 91 del ‘99 che prevedeva un’anagrafe nazionale nella quale fosse registrato il parere di ogni cittadino, considerato consenziente alla donazione nel caso non avesse dato alcuna risposta (secondo il principio del silenzio/assenso). “In questo modo, forse - spiega Nanni Costa - molte opposizioni cadranno. Difatti la maggior parte derivano dal rifiuto dei familiari interpellati al momento della morte del loro caro, e spinti pertanto da un’onda emotiva a volte contraria anche alla reale volontà del defunto”.TrapiantiPositivi i dati relativi al numero di trapianti effettuati, passati da 2.756 del 2003 a 3.216 nel 2004, con un incremento del 16,7% rispetto all’anno precedente, e quelli sulla sopravvivenza a un anno dall’intervento, in linea se non superiori a quasi tutte le medie europee (rene, 91,1% contro 87,0% – fegato, 80,6% contro 72,0% - cuore 88,9 contro 82,0%). Il che, in questo caso, dimostra l’efficienza della Rete di sicurezza grazie alla quale gli organi trapiantati sono sempre meno a rischio di tumori o malattie infettive contratte dal ricevente in seguito al trapianto. Soddisfacente, peraltro l’attività dei centri trapianto nelle varie regioni su tutto il territorio per quanto riguarda tutti gli organi (rene, fegato, cuore, polmone, pancreas, e intestino) “A proposito dei trapianti di fegato - ha continuato Nanni Costa - da ormai otto anni nella nostra nazione si usa la tecnica split, che prevede la divisione di quest’organo tra due riceventi appartenenti anche a centri trapianti differenti. Ciò a dimostrazione dell’ottimo coordinamento esistente tra questi. Per il trapianto dell’intestino, poi, siamo più che mai all’avanguardia. Basti pensare che i dati dell’università Cattolica di Roma sono addirittura migliori di quelli del Centro trapianti di Miami (Usa) considerato fino ad oggi il numero uno al mondo per questo tipo di interventi.Liste d’attesa e mini lista per trapianto renePure per quanto riguarda le liste d’attesa la situazione rimane pressoché invariata se non addirittura in lieve aumento. “Sebbene, però sottolinea Nanni Costa - anche questo dato può essere visto positivamente dal momento che, com’è naturale che sia, aumentando l’offerta aumenta anche la richiesta”. Dal primo marzo, poi, partirà il progetto che riguarderà per ora solo chi aspetta un rene da molto più tempo rispetto alla media (3,1 anni). “Siamo partiti - ha chiarito Nanni Costa - dal constatare che nelle liste d’attesa di un rene ci sono casi - circa una ventina - di persone in attesa da oltre 10 anni. Si tratta dei cosiddetti “immunizzati”, persone, ad esempio, già sottoposte in precedenza a un trapianto o con un sistema immunitario molto reattivo, per i quali sono necessari livelli di compatibilità altissimi. Abbiamo pertanto pensato di attivare una ricerca a livello nazionale, allargando così lo spettro d’azione su tutti i possibili donatori. Ciò ha richiesto un’organizzazione molto complessa cui ha collaborato anche l’Aned, l’associazione dei pazienti emodializzati. Redazione Staibene.it – febbraio 2005

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