articolo
E’ un palloncino, in inglese “balloon” la nuova arma contro le emorragie post-partum. E’ stato presentato in occasione del convegno "Urgenze ed emergenze materne in sala parto" presso il policlinico universitario "Agostino Gemelli" di Roma sulla tutela della salute di gestante e nascituro. “Balloon” si gonfia da 100 fino a 1500 cc comprimendo la zona sanguinante. “Introdotto nell'utero - ha spiegato Alessandro Caruso, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica dell'università Cattolica del Policlinico Gemelli di Roma - blocca l'emorragia. Dopo 24 ore viene rimosso e l'area sanguinante risulta completamente coagulata".Una tecnica apparentemente semplice, messa a punto e sperimentata in Italia con successo al policlinico Gemelli, che consente di conservare l'utero della donna, che quindi non vive il forte stress emotivo di un intervento invalidante come l'isterectomia post partum, ovvero l’asportazione dell’utero. Con l'efficace impiego di questa tecnica conservativa anche le trasfusioni per contrastare l'emorragia sono notevolmente ridotte.La tecnica si applica soprattutto in caso di patologie della placenta."La placenta previa marginale o centrale - ha detto Sergio Ferrazzani, associato di Ginecologica e ostetricia presso l'università Cattolica di Roma e coordinatore scientifico del convegno – sono le principale causa di emorragia nel 3° trimestre della gravidanza. L'incidenza è di 1 su 100 gravidanze". E l'aumento di casi di placenta previa può essere messo in relazione anche al numero dei parti cesarei in costante aumento: infatti la ferita isterotomica, quella provocata appunto dal cesareo, predispone alla placenta previa."In Italia in poco più di 20 anni si è passati dal 13% di tagli cesarei al 30-35% di oggi - ha proseguito Ferrazzani - sfiorando e superando in alcuni centri il 50% del totale dei parti. Non va trascurato che il taglio cesareo è un intervento gravato da possibili complicanze chirurgiche (emorragia, infezione, trombosi) e anestesiologiche (insufficienza respiratoria, cardiocircolatoria, intolleranza a farmaci)". Secondo gli esperti a convegno a Roma, la prevenzione di alcune patologie è possibile attraverso la misurazione frequente della pressione arteriosa in gravidanza. "Almeno ogni 15 giorni - ha concluso Ferrazzani - nel primo e secondo trimestre e ogni settimana nel terzo trimestre".Redazione Staibene.it - novembre 2004