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Un tempo era considerata prerogativa di pochi, geniali condottieri: fare più cose contemporaneamente, come faceva Napoleone, significava avere una marcia in più, un cervello capace di suddividere la propria capacità di concentrazione in diverse porzioni, fino a poter tenere sotto controllo tante situazioni nello stesso momento.
Oggi che questa propensione viene chiamata con un termine anglosassone, “multitasking”, e che riguarda ormai sempre più persone costrette a usare il pc per mandare un’e-mail, mentre parlano al cellulare e hanno un occhio sulla televisione, la scienza ha finalmente scoperto che non è affatto un pregio, ma un attentato alla nostra capacità di concentrazione.
Dalla Tv al pc
Due esperti americani - Adam Brasel e James Gips della Carroll School of Management del Boston College (Usa) – hanno realizzato uno studio proprio su questo argomento, pubblicato sulla rivista scientifica “Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking”. Nel corso della ricerca hanno scoperto che gli occhi di una persona che usa insieme
televisione e computer fanno avanti e indietro tra i due apparecchi una volta ogni 14 secondi, per un totale di 120 volte in circa 27 minuti. Tra tv e pc, poi, i ricercatori hanno dimostrato che vince il secondo, capace di canalizzare maggiormente l'attenzione, ma sono comunque poche le soste che durano più di 60 secondi per ciascun apparecchio.
“Abbiamo scoperto – spiegano gli studiosi - che quando le persone cercano di prestare attenzione a più mezzi di comunicazione contemporaneamente passano dall'uno all'altro con una velocità impressionante”.
Distrazione e deconcentrazione
L'ipotesi che il “media multitasking” potesse distrarre, più che consentire lo svolgimento contemporaneo di più azioni, era già stata presa in considerazione da studi precedenti. Questo condotto da Adam Brasel e James Gips ne ha fornito un'ulteriore conferma: i ricercatori hanno infatti sostenuto che nell'andare a verificare l'entità del disturbo provocato dall'uso di più apparecchi sapevano che “il livello di distrazione sarebbe stato alto, ma la frequenza della commutazione e la quantità della deconcentrazione registrate sono state scioccanti”. E il tutto senza che i soggetti sottoposti allo studio ne fossero consapevoli.Ti interessano i temi collegati alla concentrazione e alla memoria? Leggi anche:
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