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Al cervello piace lavorare duro e impegnarsi in prove sempre più complicate. È l'unico modo che conosce per tenersi in forma, anche nella terza età. Con buona pace di tutti coloro secondo cui la mente degli anziani va mantenuta in allenamento con piccoli problemi di facile soluzione. È la conclusione cui sono giunti alcuni ricercatori canadesi del Rotman Research Institute di Toronto, al termine di uno studio pubblicato sulla rivista specializzata "Psychology and Aging": a dare i maggiori risultati in termini di reazione intellettiva sono i sistemi cosiddetti “prova e riprova” o “trial and error”.
Lo studio
“Gli errori possono essere molto vantaggiosi dal punto di vista dell’apprendimento”, spiega Andreé-Ann Cyr, che ha coordinato la ricerca. A quanto sembra, acquisire un’informazione nuova in un contesto non semplificato rafforza la memoria proprio grazie ai tentativi inesatti necessari per raggiungerla.
Gli scienziati canadesi hanno arruolato due gruppI di volontari, uno con un’età media di 20 anni, l’altro composto di persone con oltre 70 anni di età. Hanno quindi somministrato due tipi di test. Nel primo, facilitato (individuare, ad esempio, che tipo di dente era quello mostrato), la soluzione (un molare) veniva proposta in anticipo tra quelle possibili. Nel secondo caso il test veniva presentato da solo e solo in una seconda fase, dopo che i partecipanti avevano provato a rispondere, c’era l’”aiutino” dei ricercatori.
Sbagliando si impara
Nella seconda fase dell’esperimento, i partecipanti dovevano ricordare alcuni elementi del contesto in cui erano stati presentati gli indizi dei test. È risultato non solo che la metodologia “sbagliando si impara” era la migliore in assoluto, ma che a beneficiare di più erano gli anziani, ben 2,5 volte più che il gruppo giovani. Ti interessano i temi collegati alle capacità del cervello? Leggi anche:
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