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I soldi non fanno la felicità, si dice. Se sia vero o meno, dipende da come si vedono le cose; ma di sicuro, per capire realmente come sta la gente e se la qualità della vita è buona, sembra che il solo Pil (Prodotto interno lordo) di un Paese non sia sufficiente.
In Inghilterra ci ha pensato il premier britannico David Cameron che ha proposto l'"indice della felicità". Di cosa si tratta? Di 10 domande che vanno dall'aspetto più propriamente privato (il feeling con il partner, la soddisfazione del proprio stipendio e nel lavoro, la compatibilità con i vicini di casa ecc) a quello legato alla fiducia nei parlamentari, che dovrebbero valutare il benessere dei propri cittadini.
Sulla stessa scia, in Italia l'Istat e il Cnel hanno individuato 12 nuovi filoni da approfondire per stabilire come stanno i cittadini e cosa ci si può aspettare dalla società del futuro: le prime sette voci riguardano ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e tempi della vita, relazioni sociali e sicurezza e sono mutuate da quelle fissate in Francia dalla Commissione Stiglitz.
A queste, Cnel e Istat ne hanno aggiunte altre che riguardano: benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni.
Queste proposte provvisorie verranno valutate e, successivamente, verranno individuati gli elementi adatti a valutare il "benessere equo e solidale" dell'Italia. Quindi si procederà alla costruzione degli indici, che saranno pronti a ottobre 2012. Solo a quel punto potremo confrontare il benessere dell'Italia (a parte il Pil) con quella degli altri Paesi d'Europa e del mondo.