Finora solo alcune regioni hanno sperimentato l'utilizzo della pillola abortiva: capofila, da Torino, il ginecologo Silvio Viale. Nel novembre 2002 il Comitato Etico della Regione Piemonte approva un progetto di sperimentazione del mifepristone, in base alla Legge 194, ma il progetto viene bloccato dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia. Alla fine il progetto prende il via all'Ospedale Sant'Anna di Torino nel settembre 2005 a opera di Viale, seguito da altre 3 regioni italiane. Nel 2007 si contano 1.010 casi di aborto farmacologico nel nostro paese (lo 0,8 per cento di tutte le IVG), anche se rimane il nodo dei protocolli ospedalieri che spesso permettono alla donna di essere trattata in day hospital col rischio di un'espulsione dell'embrione a casa e non in una struttura sanitaria. Nel giugno 2007 l'Ente europeo per il controllo sui farmaci (Emea) approva l'uso del mifepristone e ne ribadisce la sicurezza, autorizzandone l'uso anche in caso di "preparazione" del collo dell'utero all'aborto chirurgico. Nel 2009, il Comitato tecnico-scientifico dell'Aifa approva definitivamente la Ru486, mentre il comitato prezzi ne fissa il prezzo di vendita, tra i più bassi in Europa (14,28 euro a compressa).