Nella maggiornaza dei casi, in caso di asma bronchiale allergica c’è un predisposizione genetica. L’asma o la tendenza a soffrirne, cioè, si ereditano dai genitori. Altre volte, invece, la colpa è del fumo passivo in gravidanza: se la donna fuma quando aspetta un bambino, può provocare un’alterazione nello sviluppo del polmone del feto, che porta a una riduzione nella funzionalità di questo organo fino al 10%.
In entrambi i casi (predisposizione o fumo passivo) ilrisultato non cambia: il piccolo nascerà con i bronchi più sensibili. Attenzione, però: avere una predisposizione non significa essere già malati di asma. I disturbi possono scatenarsi anche a distanza di anni, magari da adulti. Tutto dipende dall’intensità di esposizione ad alcuni allergeni. In pratica, con la respirazione entrano nell’organismo anche sostanze che agiscono da interruttore: pollini delle piante, acari della polvere, peli di animali domestici (gatti in particolare), smog e fumo di sigaretta. Causano l’infiammazione della mucosa dei bronchi che, insieme con lo spasmo della muscolatura interna dei bronchi, aumenta fino a restringerne il calibro. Conseguenza: l’aria che viene respirata fa fatica a passare e iniziano a manifestarsi i sintomi.
L’asma allergica ha due fasi: la prima è una forma di allergia, un disturbo da non sottovalutare mai, specie se in famiglia ci sono già degli asmatici. Per questo bisogna rivolgersi a un allergologo per accertare quali sono i fattori che scatenano i disturbi allergici e tenerli sotto controllo.l Così la probabilità di passare alla seconda fase, cioè all’asma vera e propria, si fa meno elevata.



