L’influenza A si caratterizza per una trasmissione diretta, vale a dire attraverso le minuscole gocce di saliva conseguenza di starnuti, colpi di tosse, ma anche colloqui molto ravvicinati. Attenzione, però: bere dallo stesso bicchiere (o dalla stessa bottiglia) di una persona infetta o baciare un soggetto infetto sono altri modi per essere contagiati dal virus A/H1N1.
Mantenere le distanze, dunque, è importante: è stato calcolato che per restare al sicuro dal respiro di una persona infetta servono 15-20 cm, un metro se questa starnutisce, 3 metri se tossisce (le gocce che contengono il virus si muovono a una velocità di 150 km l’ora).
Quasi inutile indossare la classica mascherina da chirurgo: le goccioline nebulizzate con un colpo di tosse o con uno starnuto sono talmente piccole da passare attraverso le sue maglie. Nel caso della Sars, invece, le mascherine funzionavano perché le goccioline infettanti erano di dimensioni maggiori, rispetto a quelle dell’influenza A.
Anche gli ambienti più a rischio contagio sono quelli tipici, che conosciamo già perché sono gli stessi dove si trasmette più facilmente l’influenza tradizionale: i luoghi affollati, non necessariamente al chiuso (cinema, autobus, metropolitane), ma anche all’aperto (le grandi manifestazioni di piazza, i concerti, le discoteche sulla spiaggia). Fattori aggravanti: caldo e umidità. Un luogo affollato dove si suda è ancora più a rischio contagio.
Nonostante si usi il sinonimo di influenza suina (perché in origine, il virus riguardava soltanto i maiali, poi con il tempo si è trasformato), l’influenza A non si trasmette mangiando carne di maiale. Allo stesso modo, sono sicuri i salumi. Per scongiurare anche il rischio più remoto con la carne cruda, è preferibile cucinarla ad almeno 70-80° (ma non dimentichiamo che la carne di maiale quasi mai si prepara “al sangue”).



