La situazione normativa nel nostro Paese è per certi aspetti fin troppo chiara, per altri ancora nebulosa. Cominciamo dai punti acclarati: la materia della conservazione del cordone ombelicale, particolarmente delicata per le implicazioni anche etiche che porta con sé, è regolata da un’ordinanza dell’allora ministro della Salute, Livia Turco, che risale al 4 maggio del 2007 e che confermava un analogo provvedimento restrittivo del predecessore Gerolamo Sirchia. La disposizione vieta la conservazione del cordone ombelicale in strutture private, al fine di sfruttarne le cellule staminali in funzione delle eventuali necessità del bambino. Con un'eccezione: le donne con problemi di salute che potrebbero trasmettere ai loro piccoli malattie genetiche particolarmente serie.
Il 30 giugno 2008 l’ordinanza di Livia Turco è scaduta. Secondo Secondo Luca Marini, presidente di Assobiobanche, l'associazione che riunisce le aziende private, “in questo momento la situazione è un po' strana, perché la legge vieta di fare qui ciò che gli italiani possono fare altrove. In pratica in Italia possono operare solo strutture pubbliche, ma gli italiani possono trasferire, grazie a un'autorizzazione del ministero della Salute, in centri privati all'estero il sangue del cordone ombelicale dei propri figli. Per aggirare i limiti di una conservazione che, salvo casi eccezionali, nel nostro Paese non è mai con fini di trapianto autologo, ma per donazione a terzi”.
In Italia esistono 16 banche pubbliche, sotto il coordinamento del Centro nazionale trapianti (Cnt), che raccolgono circa 15 mila donazioni: un numero però ancora insufficiente rispetto alla domanda, soprattutto per motivi di compatibilità, tuttora piuttosto complessa. In Italia sono poco più di 7 mila le donazioni di cordone ombelicale, rispetto a 12.410 della Spagna e 8.301 della Germania, Paesi ai vertici della classifica europea. Le strutture pubbliche autorizzate sono 250: vuol dire che si può donare il cordone ombelicale solo in un ospedale su quattro. E solo nei giorni feriali. Così il 95% dei cordoni, con il loro prezioso carico di staminali finisce per essere smaltito, eliminato.
Nel 2005 è nato il network italiano ItalGrace, una rete di 16 ospedali pubblici in cui è possibile conservare queste cellule. Dispone di più di 37 mila unità di sangue, di cui 522 donate in tutto il mondo per altrettanti trapianti. Una madre non può sempre donare il proprio cordone ombelicale: limitazioni economiche, logistiche e organizzative dei centri di raccolta permettono di farlo solo in orari diurni e nei giorni feriali.
L’ultimo atto del ministro Turco, in materia di cordone ombelicale, è stato quello di non escludere per il futuro la possibilità di una conservazione ad uso personale. Anzi, ha ipotizzato una sorta di “doppio binario”: una parte del cordone verrebbe donata, un'altra resterebbe ad uso personale. In ogni caso, tutto nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. La Commissione creata per studiare più a fondo il problema si è inevitabilmente fermata con la caduta del Governo Prodi e lo scioglimento delle Camere.



