Quando si parla di prostata, l’atteggiamento della stragrande maggioranza degli uomini è lo stesso: minimizzano, mettono la testa sotto la sabbia, si preoccupano solo quando salta fuori qualcosa che non va. Ebbene, è il modo più sbagliato di porsi. Perché il tumore della prostata è oggi la prima causa di morte per l’uomo, subito prima di altri tumori letali come quello ai polmoni e di quello al colon (secondo i dati della Wold Foundation of Urology).
L’arma in più è la prevenzione
La difesa più efficace è – come sempre – la prevenzione. “Il tumore della prostata è considerato uno dei più facilmente diagnosticabili e curabili”, spiega il professor Mauro Dimitri, chirurgo urologo e presidente della World Foundation of Urology. “Oggi la sopravvivenza è considerata molto alta: il 60% dopo 10 anni dall’intervento. Ma la tempestività della diagnosi è essenziale: prima si individua il tumore, meglio si può intervenire per circoscriverlo, estirparlo, impedirgli di fare danni”.
Quando sottoporsi ai controlli
Se un tempo gli specialisti invitavano a fare la prima visita dall’urologo allo scoccare dei 50 anni, oggi i limiti si sono spostati anticipati. “Già a 45 anni diventa davvero necessario sottoporsi a una visita specialistica”, dice ancora Dimitri.
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