<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"><channel><title><![CDATA[Staibene.it - Articoli di alimentazione]]></title><description><![CDATA[Articoli di alimentazione]]></description><image><title>Staibene.it</title><url>http://www.staibene.it/immagini/logo_staibene2.gif</url><link>http://www.staibene.it</link></image><link>http://www.staibene.it/sb_elenco_articoli.asp?AREA=alimentazione</link><language>it</language><item><title>6 dritte per non ingrassare in inverno</title><link>http://www.staibene.it/articolo_6-dritte-per-non-ingrassare-in-inverno_228079_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-02</pubDate><description><![CDATA[Più le temperature vanno giù, più l’appetito aumenta. Sarà il freddo, saranno le giornate più corte e le notti più lunghe, ma la nostra resistenza a stare lontani dal cibo, quando la temperatura esterna si abbassa, è messa proprio a dura prova. Come fare, allora, a sopravvivere alla stagione fredda senza mettere a rischio la linea? Ecco qualche piccolo trucco per non rischiare di aumentare di peso.  
1) Comincia sempre con una zuppa
Chi inizia un pasto consumando un una zuppa di verdura, taglia l'apporto di calorie perché raggiunge prima il senso di sazietà. A condizione, però, che scelga la versione meno calorica. Quale? Si va dalla versione più light del minestrone surgelato senza grassi aggiunti (circa 100 calorie per 100 g) alle 300 calorie della versione surgelata, con aggiunta di pane. Attenzione a leggere bene, quindi, l'etichetta.

2) Mangia più prodotti freschi
Evitate più che potete di ricorrere ad alimenti in scatola e sostituiteli con prodotti freschi. Se riempite lo stomaco con molta frutta e verdura ci sarà meno spazio per alimenti più calorici. 
Iniziate il pasto con un’insalata o un passato di verdure: non solo vi sentirete più sazi, ma farete il pieno di vitamine, minerali e fibre. Ed eviterete di "attaccare" il pacco dei biscotti…

3) Punta sulle proteine "light"
Basta aggiungere 20-30 grammi di proteine "magre" alla dieta per diminuire l’appetito e tenere sotto controllo le calorie. Dove si trovano? In carne magra, pesce, pollame, fagioli di soia e uova.

4) Se la tentazione si chiama cioccolato...
Nonostante le calorie, per molti è un richiamo irresistibile. Come soddisfare il palato senza rischiare di mettere su chili? Primo trucco:  tagliate a piccoli pezzi qualunque tipo di frutta (fragole, banane, ananas o melone) e intingeteli in una tazza in cui avrete sciolto del cioccolato. Avrete il gusto del cioccolato e il valore nutrizionale della frutta, senza aggiungere troppe calorie alla vostra dieta.
Secondo trucco: concedetevi un quadratino o due di cioccolato fondente (non quello al latte, che è più calorico) e otterrete due risultati: soddisferete il gusto e farete anche scorta di antiossidanti. Le calorie? 80 per 15 grammi.

5) Scegliete prodotti integrali
Sostituite pane, dolci, biscotti ai cereali raffinati, con gli equivalenti a base di cereali integrali: aggiungerete più fibre e vi sentirete più sazi e tentati di consumare porzioni più ragionevoli delle altre portate.

6) In cucina, vino o birra al posto dell’olio
Usate il vino al posto dell’olio o di altri grassi richiesti: limiterete le calorie e rimpiazzare la perdita di liquido nella preparazione delle vostre ricette. In più, il vino darà anche più gusto ad alcuni piatti: alla marinata o a una salsa. Se il vino non vi piace, avete altre alternative: il brodo o la birra senza alcol.Ti interessano i temi collegati all'alimentazione a dieta? Leggi anche: Minestre liofilizzate? Non è la solita zuppa…
 Impara a preparare un’insalatona light
Carne o pesce? Caccia al migliore
Olio di oliva, che amico per la dieta!
TEST: di che cioccolato sei?]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5306" type="image/jpeg"/></item><item><title>Il latte è meglio del... Sudoku</title><link>http://www.staibene.it/articolo_latte_cervello_memoria_longevità_228057_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-31</pubDate><description><![CDATA[Delle tante proprietà del latte sapevamo. Ma che addirittura potesse rappresentare anche un ottimo carburante per la memoria e un elisir di lunga vita per il cervello, è una novità assoluta. Che si deve a uno studio statunitense pubblicato sulla rivista "International Dairy Journal".
Lo studio
Scienziati dell'università del Maine hanno misurato le prestazioni cerebrali di oltre 900 uomini e donne tra i 23 e i 98 anni, sottoponendoli a test in cui sono stati valutati 8 diversi parametri chiave. I risultati sono stati significativamente migliori per chi consumava più latte e latticini. In particolare, rispetto a chi non beveva latte, chi lo consumava spesso mostrava un rischio 5 volte inferiore di fare flop ai test. Indipendentemente dall'età, le performance più brillanti sono state ottenute da chi dichiarava il maggior consumo di latte e derivati. E l'effetto positivo di questi alimenti sui neuroni restava valido anche correggendo i risultati tenendo conto di altri fattori, come le condizioni cardiovascolari o le abitudini di vita in generale. 
Rallentare il decadimento
Secondo gli autori i risultati dello studio vanno approfonditi, ma suggeriscono la possibilità che alcuni nutrienti contenuti nel latte abbiano un'azione diretta sulle funzioni cerebrali. Ciò significherebbe che "un semplice cambiamento dello stile di vita" a tavola, osservano gli scienziati, "potrebbe rappresentare un'opportunità per rallentare o prevenire la disfunzione neuropsicologica". Ti interessano i temi collegati al latte? Leggi anche:

Il latte è buono e fa bene: ma perché?
Latte e latticini, quanto mangiarne per soddisfare il fabbisogno quotidiano?
I "cugini" del latte di mucca...
Latte, tutto quello che ancora non sapete
]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5298" type="image/jpeg"/></item><item><title>Il panino più ok per la dieta</title><link>http://www.staibene.it/articolo_quale-panino-sandwich-a-dieta_214958_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-30</pubDate><description><![CDATA[Può fare da spuntino e da piatto unico, quando si è a dieta. È perfetto per le occasioni più diverse: a casa e fuori, al lavoro e in vacanza, a pranzo e a cena. Può avere mille volti sempre diversi, per soddisfare i gusti di chiunque. Anche quelli dei bambini. Avete bisogno di altre ragioni a sostegno della tesi per cui il panino è uno dei principi della dieta mediterranea? Se avete risposto sì, allora ascoltate anche questa: dal punto di vista nutrizionale è praticamente perfetto, perché mette insieme i carboidrati del pane e le proteine dei companatici più classici (salumi, formaggi o arrosti). Se si accompagna con una spremuta di frutta, poi, il pasto completo è servito. E la bilancia? Se non volete incidere sulla linea, dovrete prepararlo secondo criteri ben precisi.

Quale pane
Meglio pagnotte ben lievitate e con poca mollica (come le michette o rosette) con i salumi magri (per esempio il prosciutto crudo o cotto). Il pane ferrarese, più croccante, è perfetto con la mortadella. Molto bene anche il pane integrale, che però diventa necessario nella propria dieta solo se abbiamo carenza di fibre nella nostra alimentazione. Occhio al pane arabo: non essendo lievitato, può dare difficoltà di digestione. Meglio evitare invece, se siete in perenne lotta con la bilancia, i panini all’olio, al latte, alle olive, alle noci, ecc.: sono molto più calorici del pane tradizionale. Piccolo consiglio pratico: qualunque tipo di pane andrebbe masticato 20 volte prima di essere deglutito. Si digerisce meglio e si gusta di più.

Il ripieno
Il companatico di un panino va scelto in base al momento della giornata in cui si mangerà. Vediamo perché. Se avete bisogno che il panino non si rovini in poche ore, riempitelo con arrosto di tacchino, prosciutto cotto o crudo e bresaola: sapore e consistenza restano uguali per un bel po’, visto che non contengono acqua (discorso opposto, evidentemente, per formaggi molto freschi come fiocchi, mozzarella ecc.). Attenzione ai prodotti sott’olio: carciofini, melanzane e peperoni devono essere considerati solo guarnizioni, uno o due al massimo, e scolati con cura.

Quantità e calorie
Per sostituire un pasto, un panino deve fornire 500 calorie. Considerando che una michetta (o rosetta) media ne dà 220, i ripieni vanno evidentemente dosati con cura. Ciò significa che la quantità corretta di formaggio si aggira intorno ai 30-40 grammi; pollo, fesa di tacchino, roast beef e salumi sui 50 grammi. I nutrizionisti approvano una piccola frittata da un uovo o una fettina di carne panata tra due fette di pane integrale. Ma sconsigliano il grana, lo stracchino e la robiola, i salami (meglio la meno salata e calorica mortadella). Oltre, naturalmente, 
alle salse e ai condimenti in genere: maionese, senape e ketchup (ma anche il sale) andrebbero rigorosamente evitate da chi è a dieta. E usate con molta moderazione da chi ha semplicemente cura della propria salute.Ti interessano i temi legati al panino? Leggi anche:
 Sua maestà, il pane
Pan carré nella dieta? Sì, a patto che…
Grissini, crackers & Co.: istruzioni per l’uso
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Mozzarella, è più leggera di bufala o di vacca?
Tutte le salse che puoi permetterti]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=4528" type="image/jpeg"/></item><item><title>Come friggere senza far male al cuore</title><link>http://www.staibene.it/articolo_frittura_cuore_malattiecardiache_ictus_infarto_colesterolo_228048_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-30</pubDate><description><![CDATA[Lo sanno anche i bambini, che non bisognerebbe mangiare cibi fritti, che la frittura fa aumentare il colesterolo, che più sei abituato a friggere in cucina e più metti a rischio il cuore. Eppure, sotto questo aspetto che tutti consideriamo come assodato, c'è una novità. Uno studio spagnolo ha appena dimostrato che non c'è nesso tra cibi fritti in olio di oliva o di girasole e l'insorgere di malattie cardiache.

Frittura fattore di rischio?

I cibi fritti in olio di oliva o di girasole non sarebbero collegati all'insorgere di malattie cardiache. A sostenerlo una ricerca dell'Università Autonoma di Madrid pubblicata sulla versione online della rivista scientifica "British Medical Journal". Lo studio ha avuto luogo in Spagna, Paese mediterraneo in cui viene utilizzato l'olio di oliva o di girasole per la frittura. Di conseguenza, secondo i ricercatori, i risultati probabilmente non sarebbero stati gli stessi in un Paese in cui si ricorre agli oli solidi e riutilizzati.
Nei Paesi occidentali, la frittura e uno dei metodi più comuni di cottura. Quando il cibo e fritto diventa più calorico perché assorbe il grasso degli oli. E aumentano alcuni fattori di rischio di malattie cardiache, come la pressione alta, il colesterolo alto e l'obesità.

Sfatare un mito
Il team guidato da Pilar Guallar-Castillon, docente della Università Autonoma di Madrid, ha esaminato i metodi di cottura di 40.757 adulti di età compresa tra 29 e 69 anni su un periodo di 11 anni. Nessuno dei partecipanti aveva malattie di cuore quando è iniziato lo studio. I partecipanti al test hanno risposto a domande sulla loro dieta e sui metodi di cottura. Durante il follow-up ci sono stati 606 eventi legati a malattie cardiache e 1.134 decessi. Gli autori hanno spiegato: "In un paese mediterraneo dove gli oli di oliva e di girasole sono i grassi più comunemente usati per friggere, e dove grandi quantità di cibi fritti sono consumati sia dentro sia fuori casa, non è stata osservata alcuna associazione tra il consumo di cibi fritti e il rischio di malattia coronarica o di morte. Il nostro studio sfata il mito che vuole il cibo fritto generalmente legato alle malattie al cuore". Ti interessano i temi collegati alla frittura? Leggi anche:

I metodi di cottura più sani
Le patatine fritte piacciono perché... profumano
Patatine fritte, meglio passarle prima al microonde
TEST: sa scegliere e cucinare la carne?
]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5295" type="image/jpeg"/></item><item><title>Sughi pronti a dieta: sì o no?</title><link>http://www.staibene.it/articolo_sughi-pronti-dieta_227986_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-26</pubDate><description><![CDATA[Vita frenetica, tempi ridotti, impegni di lavoro. Sono gli ingredienti della vita quotidiana di molti. E la prima a rimetterci è la nostra alimentazione. Siete costretti anche voi a preparare in fretta e furia un piatto di pasta, senza avere tempo di preparare il sugo? Ci sono sempre quelli già pronti. 
Secondo la nostra cultura, i prodotti industriali sono peggio di quelli fatti in casa. Ma è davvero sempre così? E come ci possiamo regolare con le calorie se dobbiamo fare i conti con la bilancia? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

I sughi che si comprano al supermercato sono fatti ormai in modo da garantire una conservazione naturale. Solo poche aziende usano i conservanti: per garantire che il prodotto si mantenga nel tempo in modo naturale, viene adottato un processo simile alla pastorizzazione del latte e sono usate le confezioni in vetro sottovuoto. Questo contribuisce anche a mantenere intatti i sapori. La prova? Basta leggere le etichette. Nella scelta è meglio privilegiare sughi biologici a base di pomodoro e conditi con solo olio extravergine d'oliva, nessun colorante o additivo.

Quelli ok e quelli da bocciare 
Una volta aperta la confezione, è meglio consumare tutto il prodotto, perché già dopo un giorno nel frigorifero i batteri cominciano a inacidirlo. I processi industriali, poi, garantiscono un’igiene che normalmente è maggiore di quella che riusciamo a ottenere in casa. Nessuna controindicazione particolare, quindi: i sughi confezionati si possono considerare genuini come quelli fatti in casa. Hanno gli stessi valori nutrizionali, le stesse calorie, gli stessi sapori: si possono mangiare anche tutti i giorni.

Qui di seguito una lista di sughi pronti con le rispettive calorie. Considerate che la dose per una persona è di circa 50-60 grammi. Se si tratta di pesto, però, la dose si riduce a 35 grammi.
sugo al pomodoro e basilico: 62 calorie per 100 g
sugo bolognese: 100 calorie per 100 g
sugo all'amatriciana:  103 calorie per 100 g
sugo all'arrabbiata: 89,7 calorie per 100 g
sugo alle melanzane: 93 calorie per 100g
sugo ai funghi porcini: 93 per 100 g
sugo ai frutti di mare: 93 per 100 g
sugo formaggio e funghi: 191 calorie per 100 g
pesto genovese: varia a seconda della marca dalle 480 alle 680 calorie per 100 g 

Ultime raccomandazioni: attenti al momento di aggiungere il sale, scaldate sempre quelli che contengono carne e pesce. E non dimenticate, se avete problemi con la bilancia, che più i sughi sono elaborati, più sono grassi.
Ti interessano i temi collegati agli alimenti conservati? Leggi anche:Cibo in scatola, istruzioni per l'uso"
 Ma quanta salute concentrata in quel pomodoro…
Etichette più chiare sugli alimenti 
 Il conta calorie delle salse
 TEST: sai in quali cibi si nascondono gli additivi?]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5284" type="image/jpeg"/></item><item><title>Ecco perché i cibi grassi ci piacciono così tanto</title><link>http://www.staibene.it/articolo_grassi_dieta_lingua_dimagrire_227958_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-24</pubDate><description><![CDATA[Sono i responsabili del fallimento di ogni dieta, i pericoli pubblici per antonomasia quando si tratta di dimagrire. Sì, perché i cibi grassi e ipercalorici sono una tentazione troppo grossa per resistere. Per capire dove nasce questo loro potere attrattivo, un gruppo di scienziati della Washington University School of Medicine (negli Usa) ha condotto uno studio pubblicato sulla rivista scientifica "Journal of Lipid Research". 
Sulla lingua
La passione per cibi grassi e ipercalorici è questione di lingua. Secondo gli studiosi statunitensi, infatti, sulla lingua - insieme alle zone deputate a percepire il dolce, il salato, l'amaro, l'acido e il quinto gusto chiamato umami - abitano anche delle papille dedicate agli alimenti grassi. Non solo: secondo il team americano, le nostre scelte dietetiche potrebbero essere condizionate da un particolare gene, il CD36, che regola la sensibilità ai sapori grassi. 
Più questo gene è attivo, e quindi più proteina CD36 viene prodotta, e maggiore è la sensibilità al gusto grasso. Al contrario, esiste una variante "pigra" del gene che riduce la sensibilità ai grassi, spingendo dunque a mangiarne di più per soddisfare il palato, ipotizzano i ricercatori. Una mutazione "sfortunata", ad alto rischio obesità, che interesserebbe fino al 20% della popolazione: una persona su 5.

Una proteina più o meno attiva
Lo studio, coordinato da M. Yanina Pepino, ha coinvolto 21 partecipanti con indice di massa corporea Bmi uguale o maggiore a 30, considerati obesi. Attraverso esperimenti ad hoc, è stato possibile verificare che la lingua umana è in grado di percepire la componente grassa dei cibi esattamente come accade per i gusti dolce, salato, amaro, acido e umami. Inoltre, è stato osservato che le persone che producono livelli più alti di proteina CD36, rispetto a chi ne fabbrica la metà, sono 8 volte più sensibili alla presenza di grassi negli alimenti, cioè la percepiscono con più facilità. Quindi a loro basta mangiarne di meno per alzarsi da tavola felici. 
Fra le persone studiate ce n'erano alcune con la variante iperattiva del gene CD36, altre con la variante "pigra" e altre ancora con un'attività CD36 intermedia. Ma l'ipotesi dei ricercatori è che non solo il Dna, ma anche la dieta possa influenzare i livelli della proteina "antenna" dei grassi. Negli animali è già stato dimostrato, ma sulla base dello studio condotto - precisa Pepino - è giustificato ritenere che ciò avvenga anche nell'uomo. 
In sintesi, il circolo vizioso alleato dell'obesità sarebbe questo: una dieta ad alto tasso lipidico ridurrebbe la sensibilità del palato ai cibi grassi, "addormentando" il gene CD36 che così produrrebbe meno proteina. Come conseguenza, per soddisfare i propri appetiti l'amante dei cibi grassi dovrebbe aumentare le dosi assunte. Risultato: ulteriori chili di troppo e relativo rischio di infarto, ictus, diabete di tipo 2, tumori, artrite e altro ancora. 

Una delle possibili ragioni
"Il nostro obiettivo finale è comprendere come la nostra capacità di percepire i grassi nei cibi possa influenzare cosa e quanto mangiamo", spiega Nada A. Abumrad, autore senior dello studio Usa e prima scienziata a scoprire il ruolo chiave della proteina CD36 nel metabolismo dei grassi. Intanto, sottolinea la ricercatrice, "in questo studio abbiamo capito una delle possibili ragioni che spiegano la variabilità individuale della sensibilità ai cibi grassi. Ora abbiamo bisogno di determinare con precisione come la capacità soggettiva di percepire i lipidi degli alimenti possa influenzare le abitudini dietetiche, quindi la tendenza a sovrappeso e obesità". Ti interessano i temi collegati alla dieta? Leggi anche:

Margarina, se il condimento è amico della dieta
Ma il burro fa davvero così male?
TEST: da cosa dipendono i tuoi chili di troppo?
]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5273" type="image/jpeg"/></item><item><title>Coi piatti rossi la dieta è più efficace</title><link>http://www.staibene.it/articolo_dieta_dimagrire_calorie_peso_227951_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-23</pubDate><description><![CDATA[Se state seguendo una dieta o se ne siete appena usciti e non capite perché ha funzionato poco o male, abbiamo la dritta che fa per voi. La prossima volta che vi sedete a tavola, fate in modo di usare piatti di colore rosso per le vostre pietanze. Il motivo? Semplice: questa tinta favorisce le diete.

Un segnale di divieto
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Basilea (Svizzera) ha notato che ci si alimenta di meno se un spuntino viene servito su un piatto rosso, invece che blu o bianco. E lo stesso vale per le bibite. Il rosso, spesso utilizzato per indicare una situazione di pericolo o un divieto, agisce insomma un po' come un segnale di stop, spiega nella rivista scientifica "Appetite" il team diretto da Oliver Genschow dell'Istituto di psicologia dell'ateneo svizzero.

Lo studio
In un primo esperimento ci si è focalizzati sulle bibite. A 41 studenti è stata data acqua fino a dissetarli. Poi è stato chiesto loro di provare varie bevande dolci, servite in bicchieri di plastica contrassegnati con un'etichetta rossa o blu. Chi ha usato il bicchiere rosso ha bevuto circa il 40% in meno rispetto a chi ha scelto il blu. Il colore non ha invece avuto alcun effetto sulla valutazione della bontà della bevanda.
Con un secondo esperimento si è voluto appurare se ci fossero effetti analoghi nel caso degli spuntini. Questa volta a 109 persone è stato chiesto di riempire un formulario. Durante l'operazione è stato offerto a ognuno un piatto - rosso, blu o bianco - con 10 ciambelle salate, che potevano mangiare a piacimento. Chi si è servito dal piatto rosso ha mangiato poco più della metà rispetto a chi ha "pescato" da stoviglie degli altri due colori. E ancora una volta la colorazione non ha avuto nessuna influenza sul giudizio per la qualità del prodotto. 
Secondo gli scienziati basilesi, sarebbero ora opportuni ulteriori studi per appurare se, utilizzando in modo mirato i colori, si può sviluppare una strategia particolare, alleata delle diete.Ti interessano i temi collegati alla dieta? Leggi anche:

Fai il check-up del tuo peso
TEST: sapresti sopportare una dieta?
TEST: sai come ottenere il massimo da una dieta?
]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5272" type="image/jpeg"/></item><item><title>Salame anche a dieta? Sì, ma...</title><link>http://www.staibene.it/articolo_salame-a-dieta_227895_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-19</pubDate><description><![CDATA[Ideale da mangiare per un aperitivo, un antipasto, uno spuntino. Per non parlare del più classico dei panini... E' veramente difficile dire di no a una fettina di salame, l'insaccato per eccellenza. Dal crudo piemontese a quello ragusano, dal salame bellunese a quello sardo, in Italia ce ne sono ben 200 tipi diversi. Quelli "Dop" (Denominazione di origine protetta) o "Igp" (Indicazione geografica protetta)  sono realizzati con carni selezionate  di puro suino nazionale. Possono essere macinati a grana fine o grossa, con aggiunta di spezie, sale e pepe, in alcuni casi vino. C'è anche quello privo di glutine e che non contiene derivati del latte.
Ma capita a tutti di dovere fare i conti con la bilancia. E allora: è davvero off limits, per chi deve perdere peso? Vediamo tutto quello che devi sapere, a cominciare dalle informazioni essenziali.
Cosa dice l'etichetta
Sulle etichette dei salami compaiono nomi di sostanze che il consumatore non conosce. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sui due principali ingredienti "oscuri":
Il destrosio. Si tratta di uno zucchero necessario per garantire la fermentazione e la stagionatura del salame. A volte si usa anche il saccarosio.
Il lattosio. Si utilizza questo componente del latte per rendere la carne più morbida.
Il salame a dieta
I salami rappresentano un ottimo alimento per tutte le età, specie per gli inappetenti e per chi soffre di astenia e necessita di cibi nutrienti. Cosa contengono? Come tutti gli alimenti di origine animale, hanno proteine di elevato valore biologico, e grassi nella giusta quantità. Sono una buona fonte di vitamina B1, B12, ferro e selenio. Anche l'apporto di colesterolo è nei limiti ragionevoli: 45 mg per 50 g di prodotto. Attenzione perché nella dieta quotidiana non dobbiamo superare i 200 mg di colesterolo, quindi regolatevi. 
I salami della tradizione italiana sono buoni e adatti a una alimentazione equilibrata per l'apporto di proteine anche perché nel corso degli anni sono diventati più sani e anche "più snelli". Ma come comportarsi per non rovinarsi la linea? Tutto sta nel non eccedere, come al solito, nelle porzioni senza per questo privarsene, considerando che le calorie per circa 50 g apportano dalle 179 alle 212 calorie a seconda della varietà.  Quindi, non eccedere con le porzioni e non più di tre volte a settimana. Ti interessano i temi collegati ai salumi nella dieta? Leggi anche:Salumi anche a dieta? Si può fare"
Prosciutto, il signore della dieta
Sì ai wurstel, anche se sei a dieta
Tutto il bello dei salumi confezionati
TEST: hai un'intolleranza al cibo?]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5254" type="image/jpeg"/></item><item><title>Retina protetta, se mangi tanta uva</title><link>http://www.staibene.it/articolo_uva_degenerazionemaculare_retina_occhi_vista_227871_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-17</pubDate><description><![CDATA[L'uva è un formidabile scudo salva-vista. Capace di proteggere la salute dei nostri occhi grazie alla quantità di antiossidanti che contiene. Un esempio? Inserirla nella dieta e consumarne in abbondanza aumenta le possibilità di rallentare o prevenire la degenerazione maculare senile, una malattia collegata all'invecchiamento, che colpisce la macula, la porzione centrale della retina predisposta alla visione nitida di ciò che si guarda. È  la principale causa di perdita grave della visione centrale (cecità legale) dopo i 55 anni.

Previene la cecità
La scoperta si deve a uno studio pubblicato sulla rivista scientifica "Free Radical Biology and Medicine", secondo il quale l'azione antiossidante dell'uva può avere effetti protettivi sull'organismo.
Lo studio, sperimentando diverse diete su cavie, ha dimostrato che la dieta arricchita con uva assicura una forte protezione contro i danni ossidativi della retina e previene la cecità.

Fin da giovanissimi
Il consiglio della ricercatrice Silvia Finnemann, del Department of Biological Sciences della Fordham University di New York, è dunque quello di seguire, "sin da giovanissimi, una dieta ricca di antiossidanti come quelli contenbuti nell'uva, che hanno effetti diretti sulla salute e la funzionalità della retina". Ti interessano i temi collegati alla degenerazione maculare senile? Leggi anche:

Degenerazione maculare, 10 regole per prevenirla
Gli speciali di Staibene.it: le malattie dell'occhio
TEST: hai abbastanza cura dei tuoi occhi?]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5242" type="image/jpeg"/></item><item><title>Dolcificanti? Via libera, sono innocui</title><link>http://www.staibene.it/articolo_dolcificanti_aspartame_saccarina_zucchero_tumori_227873_salute_1.html</link><pubDate>2012-01-17</pubDate><description><![CDATA[Gli esperti spazzano via ogni dubbio sui dolcificanti come l'aspartame: è assolutamente innocuo, si può usare senza alcun tipo di rischio al posto dello zucchero. E se mai avevate nutrito qualche perplessità, è giunto il momento di cancellarla, visti i risultati dell'ultimo incontro tra esperti italiani ed internazionali in materia di sicurezza alimentare, salute e nutrizione riuniti al Ministero della Salute per un focus sulla sicurezza d'impiego di questi prodotti. 

Fugato ogni dubbio
"Negli ultimi anni sono state diffuse informazioni contraddittorie, e in genere non in accordo con la visione prevalente nella comunità scientifica, riguardo presunti rischi per la salute derivanti dal consumo di alcuni dolcificanti non calorici, ed in particolare dell'aspartame", ha spiegato Andrea Poli, Direttore scientifico Nutrition Foundation of Italy, sottolineando però che la comunità scientifica "ha fugato ogni dubbio in merito alla sicurezza di questi composti, ampiamente studiati e approvati dalle autorità di regolamentazione preposte".

Nessun legame con i tumori
Carlo La Vecchia, epidemiologo dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" e dell'Università di Milano, ha aggiunto: "Tutti gli studi epidemiologici condotti sui dolcificanti non calorici, da noi come peraltro dal National Cancer Institute americano, non hanno evidenziato alcun rischio di salute nell'uomo, in particolare per quanto riguarda i dolcificanti più dibattuti, saccarina e aspartame. Nessuno degli allarmi lanciati negli ultimi 40 anni ha mai trovato conferma. L'aspartame, in particolare, non presenta alcun rischio sull'insorgenza dei tumori nell'uomo. Nessuna associazione è stata riscontrata tra la saccarina e gli altri dolcificanti non calorici con l'incidenza dei tumori più diffusi''. Ti interessano i temi collegati a zucchero e dolcificanti? Leggi anche:

Dolcificanti: altro che lo zucchero...
Dolcificanti o zucchero, questo è il problema...
TEST: dovresti usare i dolcificanti o puoi farne a meno?
]]></description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5243" type="image/jpeg"/></item></channel></rss>
