<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?><rss version="2.0"><channel><title><![CDATA[Staibene.it - Articoli di psiche e sesso]]></title><description><![CDATA[Articoli di psiche e sesso]]></description><category>amore</category><image><title>Staibene.it</title><url>http://www.staibene.it/immagini/logo_staibene2.gif</url><link>http://www.staibene.it</link></image><link>http://www.staibene.it/sb_elenco_articoli.asp?AREA=psiche</link><language>it</language><item><title>Come si diventa (più) intelligenti</title><link>http://www.staibene.it/articolo_come-si-diventa-piu-intelligenti_216825_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-07</pubDate><description>Tenere in allenamento il cervello ne rallenta il declino, a prescindere dall’età che avanza. E allora, come fargli fare ginnastica nel modo più semplice e pratico? Basta essere curiosi. Ogni volta che facciamo una domanda, ci interessiamo a cose e argomenti diversi dai soliti, i neuroni si attivano, si mettono in collegamento tra loro, insomma: si tengono in allenamento. Risultato: siamo intelligenti. E il cervello resta giovane più a lungo.

Esercizi pratici per diventare curiosi
Per rendere più efficienti e forti le connessioni tra neuroni, basta mettere in pratica qualche piccolo accorgimento.
Provate attività, discipline, interessi nuovi rispetto al solito.
Fate tante domande, cercate sul dizionario il significato di una parola che non conoscevate, provate a imparare una lingua straniera.
Appena possibile, passate qualche giorno (basta un weekend) lontano dalla vostra città per scoprire posti nuovi.
Sperimentate soluzioni diverse e nuove rispetto al solito: in cucina, per esempio, provate ricette mai fatte prima.
Leggete tanto e di tutto: libri e giornali, riviste e informazioni su Internet. Tenetevi informati, cercate di farvi un’opinione su più argomenti possibili di ciò che vi circonda.Ti interessano i temi collegati al cervello? Leggi anche:
10 modi per potenziare le capacità del cervello
Scrivere a mano rende più intelligenti che scrivere al pc
Quale parte del cervello usi di più, la destra o la sinistra?

Come avere una memoria visiva perfetta
TEST: ti capita mai di essere un po’ stupido?</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=4614" type="image/jpeg"/></item><item><title>5 modi per stressarsi meno al lavoro</title><link>http://www.staibene.it/articolo_5-modi-per-stressarsi-meno-sul-lavoro_222169_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-07</pubDate><description>Lavorare stanca? No, lavorare stressa. Più che per la fatica fisica, il lavoro influisce sulla nostra salute per un altro motivo: lo stress. È stato calcolato che i lavororatori italiani stressati sono più di un quarto del totale (il 27%) ed è un dato in crescita inevitabile, se si considerano i precari e gli anziani. Conseguenza: nel nostro Paese lo stress da lavoro è responsabile di più della metà di giornate lavorative perse in un anno. Come se ne esce? Delle tante soluzioni possibili, eccovi quelle che la scienza suggerisce per stressarsi meno sul lavoro.
Fai yoga alla scrivania - Secondo uno studio della Ohio State University (Usa), 20 minuti di yoga e meditazione direttamente alla scrivania, ogni giorno, per 6 settimane, migliora il sonno notturno e riduce del 10% i sintomi di ansia e stress nel lavoratore.
Fai più sesso e fallo meglio che puoi - Un gruppo di ricercatori dell'Università di Goteborg, in Svezia, ha dimostrato che tra la qualità della vita sessuale del lavoratore e il suo rendimento sul lavoro esiste una stretta relazione: fare del buon sesso, insomma, riduce lo stress in ufficio e migliora i risultati.
Di che sesso è il tuo capo?  - Una ricerca e coordinata da Scott Schieman, professore di Sociologia all'università di Toronto (Canada), ha scoperto che lo stress del dipendente è legato anche al sesso del capo. A soffrire di più per un superiore donna sono le donne stesse, molto meno afflitte da un capo uomo. Al contrario degli uomini, però, le donne preferiscono confrontarsi con un capo soltanto: lo stress più grande e i sintomi fisici più pronunciati sono stati riscontrati nelle dipendenti con due capi di sesso opposto. Quanto ai dipendenti uomini, se il superiore è un lui o una lei è quasi indifferente.
Ascolta i consigli dell’esperto - L’americano Don Serratt, riconosciuto guru della “business life” esperto in manager sopraffatti dalla depressione da troppo lavoro, suggerisce alcune strategie antistress:
a) “Il capo storce il naso se raggiunto il numero di ore previste dal contratto, volete andare a casa? Trovate la forza per dirgli che lasciate il lavoro per andare alla partita di pallone di tuo figlio. E vedete come risponde”.
b) “Quando la stanchezza si fa sentire, prendete sempre piccoli break”.
c) “Terminate un lavoro prima di cominciarne un altro”.
d) “Delegate ogni volta che potete”.
e) “Privilegiate la sfera personale rispetto a quella professionale, dando più spazio agli affetti e cercando di ritagliarsi degli spazi per altre attività gratificanti”.
Chiedi al capo uno spazio per… la palestra - D’accordo, questa è l’opzione più difficile da realizzare, ma anche una delle potenzialmente più efficaci: uno studio realizzato dalla Bristol University (Gran Bretagna) ha dimostrato come i dipendenti che hanno l'opportunità di fare sport in azienda sono più produttivi, felici, efficienti e calmi.Ti interessano i temi collegati allo stress? Leggi anche:

 Stress da lavoro per più di un quarto degli italiani 
La perfetta postazione di lavoro anti-stress da ufficio
Dimmi che capo hai, ti dirò che stress avrai
Contro lo stress in ufficio, usa le piante
TEST: quanto sei stressato? 
</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=4675" type="image/jpeg"/></item><item><title>Ictus, i pessimisti rischiano di più</title><link>http://www.staibene.it/articolo_pessimismo_ottimismo_ictus_228132_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-07</pubDate><description>D'accordo, il carattere che abbiamo non ce lo siamo scelto. Ed è molto difficile cambiarlo, specie raggiunta l'età adulta. Se però vi dicessimo che un elemento tipico della vostra personalità vi espone maggiormente al rischio di incorrere in un ictus? È molto più di una semplice ipotesi, ma il risultato di uno studio scientifico presentato in occasione dell'ultimo meeting dell'American Stroke Association, a New Orleans (negli Usa): le persone che presentano un alto tratto di chiusura mentale e di introversione (e quindi comportamenti come eccessiva preoccupazione, pessimismo, paura e fatica) hanno una maggiore probabilità di incorrere in un ictus.

Rischio doppio
Lo studio ha preso in considerazione 1.082 adulti privi di demenza, classificati su una scala in grado di misurare il loro livello di introversione, preoccupazione ed eccessivo pessimismo. Le persone che hanno segnato un livello elevato di questo tratto della personalità hanno avuto un aumento del rischio di ictus, circa il doppio rispetto alla media. Il legame tra alti livelli di questo tratto della personalità e un aumento del rischio di ictus è rimasto anche dopo che alcuni ricercatori hanno preso in considerazione la funzione cerebrale e motoria, i fattori di rischio cardiovascolari e condizioni particolari come le nevrosi.
I risultati di questo studio, tuttavia, vanno considerati ancora come conclusioni preliminari: poiché l'indagine è stato presentata a un congresso medico, bisognerà attendere che gli stessi dati siano pubblicati su una rivista "peer-reviewed". Ti interessano i temi collegati al pessimismo? Leggi anche:

Più sei pessimista, più il cervello si restringe
6 consigli per diventare ottimisti
Ottimisti o pessimisti, è scritto nel Dna
Ottimisti si diventa
TEST: sei ottimista o pessimista?
</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5322" type="image/jpeg"/></item><item><title>I 7 peggiori difetti maschili</title><link>http://www.staibene.it/articolo_le-7-cose-dell-uomo-piu-insopportabili-nella-coppia_224598_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-06</pubDate><description>Chiunque abbia una minima esperienza di coppia sa che ci sono cose, nel rapporto uomo-donna, capaci di far saltare la pazienza al più imperturbabile dei partner. Spesso si tratta di piccoli aspetti della vita quotidiana, nulla di particolarmente profondo dal punto di vista spirituale, sentimentale o peggio ancora personale. Ogni coppia ha i suoi, ma ce ne sono diversi che ricorrono nelle convivenze e nei matrimoni a tutte le latitudini. Due guru americani del rapporto a due, Allan e Barbara Pease (autori tra l’altro di best seller come “Perché gli uomini non ascoltano e le donne non sanno consultare una mappa stradale?” e “Perché gli uomini mentono e le donne piangono?”), hanno individuato i 7 peccati più gravi che la donna rimprovera al partner. 
Dare consigli non richiesti in casa
Fare zapping in continuazione
Non chiedere mai informazioni, neanche quando si è persa la strada
Lasciare il bagno in disordine
Odiare lo shopping
Avere manie disgustose
Dire parolacce

Qualche consiglio per lui
I due scrittori americani non risparmiano consigli all’uomo, nel tentativo di rendersi meno insopportabile alla partner. Tra gli altri:
smettere di considerare il lavoro di lei – in casa o in ufficio – come un impegno di serie B;
offrire comprensione quando lei piange o si lamenta per qualcosa, ma restare fermi sulle proprie posizioni;
aumentare la frequenza con cui si fanno piccoli gesti carini (rientrare in casa con un fiore, ecc.).Ti interessano i temi collegati al rapporto di coppia? Leggi anche:

Il cervello di lui è diverso da quello di lei
Come capire il partner dalla maschera che sceglie a Carnevale
L’amore? È una questione di umore
Lei guadagna più di lui? E la coppia… scoppia!
TEST: sai capire se la tua coppia è a rischio di crisi?
</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=4992" type="image/jpeg"/></item><item><title>Hai poca autostima? Evita Facebook</title><link>http://www.staibene.it/articolo_autostima_Facebook_computer_Internet_228123_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-06</pubDate><description>Sarà anche il social network del momento, una sorta di status symbol senza il quale sei tagliato fuori dal mondo. Ma Facebook è anche uno strumento che non è proprio così adatto a tutti. In particolare, andrebbe utilizzato con molta parsimonia - se non addirittura evitato del tutto - da coloro che non hanno una grande autostima. Ne sono convinti gli scienziati statunitensi della University of Waterloo, che hanno condotto uno studio sul tema, pubblicato sulla rivista scientifica "Psychological Science".

Una convinzione sbagliata
Secondo gli esperti, infatti, gli utenti di Internet che hanno poca considerazione di loro stessi finiscono per bombardare gli amici online con messaggi negativi sulla propria vita, rendendosi sgradevoli senza rendersene conto.
"Pensavamo che Facebook potesse essere un posto fantastico per le persone, uno spazio per rafforzare le relazioni", spiega Amanda Forest, coautrice della ricerca insieme a Joanne Woo. Anche perché "chi soffre di scarsa autostima spesso è a disagio nelle relazioni faccia a faccia", spiega. Invece le cose si sono rivelate diverse.

Quanto conta l'autostima
Le ricercatrici hanno prima intervistato un gruppo di studenti sul social network, scoprendo che i giovani con scarsa autostima erano più inclini a giudicare Facebook come un'opportunità per relazionarsi con gli altri, ma anche un posto "sicuro" in grado di evitare i rischi legati alle situazioni sociali. 
Poi il team ha monitorato il comportamento degli stessi ragazzi in rete, valutando i loro status, gli aggiornamenti e le reazioni degli "amici". Ebbene, il gruppo di giovani con scarsa autostima si è rivelato più negativo, riscuotendo comunque meno commenti e meno apprezzamenti. Discorso diverso per le frasi positive: gli amici rispondevano molto di più. 

Un aiuto da Facebook
Ai coetanei più sicuri e positivi questo non accade: anche in caso di rari pensieri negativi, le reazioni degli amici sono numerose e partecipi. Insomma, alcuni possono considerare il fatto di aprirsi su Facebook come un'opzione sicura e senza rischi, ma il realtà questo può non aiutarli nel rapporto con gli amici. "Anche perché su Facebook non si vede la maggior parte delle reazioni altrui", conclude Forest. Ti interessano i temi collegati al rapporto con il computer? Leggi anche:

Occhio a come usi Facebook: rischi il divorzio
Se lei è sempre on line, prova più sensi di colpa
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</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5319" type="image/jpeg"/></item><item><title>9 segnali che è ora di lasciarlo</title><link>http://www.staibene.it/articolo_9-segnali-che-la-tua-relazione-non-e-quella-giusta_222014_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-03</pubDate><description>Le amiche non fanno altro che ripetervelo: “Non è lui l’uomo giusto per te”. Voi stesse, in cuor vostro, sapete che è così, che questa relazione sentimentale
non è l’ideale per voi. Persino vostra madre ha provato a farvelo capire. Di cos’altro avete bisogno per rendervi conto che vi siete cacciate in un rapporto di amore che non va? Vi aiutiamo noi. Ecco i segnali inequivocabili che il vostro partner non è quello adatto a voi. E i modi per uscire da una relazione sbagliata.
I tuoi amici non si fidano di lui
Dicono che l’amore è cieco. E stando a una ricerca dello University College of London effettivamente lo è: gli studiosi britannici hanno scoperto che innamoramento
 “oscura” la zona del cervello che controlla il pensiero critico. Quindi, se pensate di non essere sufficientemente lucide nel giudicare il vostro lui, chiedete prima cosa ne pensano i vostri amici…
Ti contraddice, ti sminuisce e ti deride di continuo davanti a tutti 
Se il vostro partner vi prende in giro amorevolmente, è un conto. Se lo fa sistematicamente, davanti ai vostri amici o comunque in pubblico, vuole sminuirvi e sembrare meglio di voi (e far apparire voi stesse meno intelligenti e interessanti di lui). E’ il momento di mollarlo. Magari, rendendogli pan per focaccia: fatelo davanti ai suoi amici e chiedetegli l’effetto che fa…
Perfino il suo miglior amico ti mette in guardia…
Pochi maschi possono vantare un curriculum amoroso perfettamente immacolato, è vero. Ma se anche il suo migliore amico si preoccupa del tuo futuro sentimentale, vuol dire che il vostro uomo è uno sciupafemmine patentato. E non sarete certo voi a cambiarlo. La strada migliore da prendere? Lasciatelo prima che sia troppo tardi e vi spezzi il cuore…
Ti ricorda un po’ quel tuo ex infido…
Certe ragazze hanno una specie di sesto senso, quando si tratta di individuare maschi infingardi e fedifraghi. Se voi siete tra queste, cercate di imparare dagli errori commessi in passato: gli uomini sbagliati tendono a raccontare le stesse storie, a presentare le stesse caratteristiche… Prendete nota con cura di quei comportamenti che riconoscete come tristemente familiari. E… dategli il benservito prima possibile.
Si rifiuta di incontrare i tuoi genitori
Per l’uomo infingardo, i vostri genitori
sono come l’acqua santa per il diavolo. Quindi, se lui si rifiuta di incontrarli probabilmente sa già di non volersi impegnare troppo con i potenziali futuri suoceri…
Lo hai sorpreso a sbirciare nella tua posta elettronica
Se non c’è fiducia, non si va da nessuna parte. D’accordo, non siete ancora in una situazione irrecuperabile, ma cercate di capire prima possibile perché siete arrivati a questo punto. Fate in fretta: se passa troppo tempo, saranno guai certi.

Non ti dice mai di chi sono gli Sms che riceve
Ogni volta che lui riceve un Sms, cerca sempre di non farvi vedere il testo e risponde vago e, anzi, un po’ indispettito ai vostri innocenti “Chi ti scrive di bello?”. State in guardia: non è solo questione di privacy. Meglio rompere subito, che ritrovarsi a spiargli nel cellulare o nella posta elettronica a caccia di una quasi certa amante…
Non ti accetta tra i suoi amici di Facebook
Le sole ragioni per cui potrebbe non volervi sono anche quelle che vi dovrebbero spingere subito a salutarlo per sempre: il suo profilo Facebook potrebbe contenere foto compromettenti, flirt a colpi di messaggi in bacheca, un’inequivocabile prevalenza femminile nell’elenco delle amicizie, un definitivo “situazione sentimentale: sposato”…
Ti sommerge di fiori
All’improvviso, sembra trasformato in un rappresentante dell’Interflora: ti inonda di mazzi, alla minima occasione. Non lasciatevi intenerire, è quasi certo che sotto ci sia qualcosa di marcio… Indagate a fondo, magari. Ma non aspettatevi niente di buono. Ti interessano i problemi della coppia? Leggi anche:
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</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=4617" type="image/jpeg"/></item><item><title>L'amore di mamma fa i figli cervelloni</title><link>http://www.staibene.it/articolo_amore_genitori_figli_cervello_intelligenza_228084_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-02</pubDate><description>Altro che figli mammoni, incapaci di provvedere a se stessi senza il sostegno della madre. Arriva uno studio scientifico che rivoluzionerà tutte le teorie alla base del concetto di "bamboccioni": i bambini che in età prescolare godono di cure particolarmente attente da pare delle mamme, sviluppano un ippocampo più grande. Questo significa che maturano in modo più accentuato un'area del cervello essenziale nella risposta all'apprendimento, alla memoria e allo stress."Si tratta del primo studio che lega gli accudimenti materni allo sviluppo strutturale di una regione chiave del cervello", ha detto Joan Luby, autore della ricerca e docente di psichiatria presso la Washington University School of Medicine di St. Louis (negli Stati Uniti). "La nostra ricerca fornisce una prova molto affidabile dell'importanza di coltivare in anticipo lo sviluppo del cervello e potrebbe avere enormi implicazioni per la salute pubblica".

Lo studio
Nello studio i ricercatori hanno condotto un esperimento in cui dei bambini dai 3 ai 6 anni si sono trovati in una situazione frustrante. I bambini e le loro madri sono stati lasciati in una stanza con un pacchetto dai colori molto vivaci. Ai bimbi è stato detto di poter aprire il regalo ma solo dopo che la loro mamma avesse portato a termine una serie di forme. I ricercatori hanno osservato come le madri e i loro bambini hanno gestito questa situazione, pensata proprio allo scopo di replicare i fattori di stress tipici della quotidianità (in cui una mamma non può assecondare in ogni momento le richieste del figlio).
I casi in cui le madri hanno offerto rassicurazione e supporto al loro bambino, sono stati classificati sotto la categoria di "accudimento". I casi in cui le madri hanno ignorato il bambino o lo hanno duramente rimproverato, sono stati valutati diversamente. A distanza di anni, quando i bambini hanno compiuto dai 7 ai 10 anni, i ricercatori hanno effettuato delle scansioni con risonanza magnetica al cervello di 92 dei ragazzi che hanno partecipato all'esperimento. Nei bambini con le mamme rientrate nella categoria "accudimento" è stato riscontrato un ippocampo più grande del 10% rispetto ai ragazzi rientrato nell'altra categoria.
Gli effetti dell'amore sul cervello
Lo studio è stato pubblicato nella versione online della rivista scientifica "Proceedings of the National Academy of Sciences". "Decenni di ricerche avevano suggerito l'importanza di un caregiver particolarmente amorevole - che si tratti di mamma, di papà, di nonni - ai fini delle sviluppo emotivo e comportamentale del bambino", ha detto Luby. Studi sui roditori hanno mostrato un collegamento tra gli attributi fisici del cervello e madri "nutrici".
"Questo studio, tuttavia, fornisce prove concrete circa il fatto che una regione chiave del cervello è più sana e ben sviluppata nei bambini che ricevono un più ricco accudimento", ha concluso Luby.
Nello studio, i ricercatori hanno escluso i bambini che soffrivano di depressione o altri disturbi psichiatrici in grado di influenzare la dimensione dell'ippocampo. Robert Myers, docente di psichiatria e comportamento umano presso l'Università della California - Irvine School of Medicine, ha sottolineato che "questo studio dimostra come l'ambiente possa influenzare gli aspetti strutturali del cervello". Ti interessano i temi collegati al rapporto genitori-figli? Leggi anche:

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</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5310" type="image/jpeg"/></item><item><title>Cattivi ricordi, gli uomini ne hanno di più</title><link>http://www.staibene.it/articolo_memoria_cervello_ricordi_228085_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-02</pubDate><description>Le donne rimuovono, dimenticano, cancellano. Gli uomini immagazzinano e ricordano per sempre. Quando si tratta di esperienze negative, il cervello maschile tende a conservarne più facilmente rispetto a quello femminile. È la tesi conclusiva di una ricerca realizzata dagli studiosi dell'Università di Montreal al Louis-H Lafontaine Hospital (Canada), pubblicata sulla versione on line della rivista scientifica "International Journal of Psychophysiology".

Lo studio
"Pochissimi studi hanno osservato come reagiamo a un'esperienza e come la troviamo attrattiva o repulsiva", ha affermato Marc Lavoie del Dipartimento di psichiatria dell'università e autore dell'indagine basata sulla registrazione delle reazioni maschili e femminili alla visione di immagini. "Abbiamo scoperto", ha spiegato Lavoie, "innanzi tutto che le donne hanno una memoria più chiara delle esperienze attraenti e positive rispetto agli uomini".
Ai partecipanti al test sono state mostrate immagini sullo schermo di un computer schedate in quattro categorie: "bassa valenza e bassa eccitazione", come scene di bambini che piangono, "bassa valenza e ad alta eccitazione", per esempio foto di guerra, "alta valenza e bassa eccitazione", che comprendeva foto di gattini e, infine, foto erotiche per la categoria "alta valenza e alta eccitazione".
In un secondo passaggio, è stato mostrato un altro gruppo di foto che mescolava le stesse immagini del primo turno ad altre nuove. I partecipanti hanno dovuto spingere alcuni pulsanti per indicare se si trattava di foto già viste o nuove, mentre i ricercatori hanno misurato velocità e precisione delle risposte e l'attività dei neuroni. Dai dati raccolti, i ricercatori hanno valutato i fattori che hanno più influenza. 

Conservare un ricordo
"E' interessante notare che le scansioni hanno rivelato una maggiore attività dell'emisfero destro del cervello femminile per il riconoscimento delle immagini piacevoli, l'opposto di quanto rilevato negli uomini", ha precisato Lavoie. "I nostri risultati dimostrano la complessità della memoria emotiva in relazione alle differenze di genere e sottolineano l'importanza del rapporto tra valenza ed eccitazione nella conservazione precisa del ricordo", ha aggiunto. Ti interessano i temi collegati alla memoria e ai ricordi? Leggi anche:

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</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5311" type="image/jpeg"/></item><item><title>Divorziare fa più male da giovani</title><link>http://www.staibene.it/articolo_divorzio_separazione_matrimonio_228071_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-01</pubDate><description>Se per assurdo si potesse scegliere il momento ideale per divorziare - posto ovviamente che la scelta di rompere la coppia sia stata fatta - bisognerebbe resistere il più a lungo possibile. Già, perché il divorzio fa più male alla salute quando si è giovani, rispetto a quando si è invece in età avanzata. Lo hanno scoperto i sociologi della Michigan State University (Usa) guidati da Hui Liu, che ne parlano sulla rivista scientifica "Social Science & Medicine".

Lo studio
Lo studio sembra suggerire insomma che mariti e mogli più avanti con gli anni hanno maggiori capacità di affrontare lo stress della separazione.
L'indagine ha preso in esame i dati sullo stato di salute riferito da 1.282 partecipanti alla maxi-indagine nazionale "Americans' Changing Lives". Ha misurato poi il divario nelle condizioni di salute tra coloro che sono rimasti sposati durante il periodo di 15 anni dello studio, e coloro che hanno divorziato, prendendo sempre in considerazione le diverse coorti di nascita e generazioni.
I risultati sono chiari: se si prendono per esempio i nati negli Anni 50, coloro che si sono separati per sempre dalla propria moglie o dal marito in un'età compresa fra i 35 e i 41 anni hanno riportato più problemi di salute rispetto a chi è rimasto coniugato, se messi a confronto con chi ha divorziato fra i 44 e i 50 anni. 
Le ragioni
"Mi aspettavo che il divorzio provocasse meno stress nelle giovani generazioni, dal momento che è una pratica più diffusa fra di loro. Invece dai dati emerge chiaramente che dobbiamo offrire maggiore sostegno sociale e familiare ai giovani divorziati", commenta Liu.
Fra le spiegazioni, ecco quella avanzata dagli studiosi: può darsi che la pressione subita dalle generazioni più anziane verso il matrimonio e il rimanere sposati a tutti i costi abbia portato solo le coppie veramente infelici a divorziare, che quindi hanno sperimentato un certo grado di sollievo quando hanno fatto la pur difficile scelta. Ti interessano i temi collegati al divorzio? Leggi anche:

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</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5303" type="image/jpeg"/></item><item><title>Ecco perché la musica fa restare giovani</title><link>http://www.staibene.it/articolo_musica_cervello_228073_salute_1.html</link><pubDate>2012-02-01</pubDate><description>Diciamo la verità, la sensazione ce l'abbiamo sempre avuta. Che il fatto di ascoltare musica ci facesse sentire più giovani, tornare adolescenti e spensierati, lo abbiamo sempre pensato. Ora che uno studio scientifico dimostra che avevamo ragione, un po' di soddisfazione vogliamo tenerla tutta per noi. 

Il vantaggio dei musicisti
Insomma: la musica mantiene giovani, se non altro a livello mentale. Ed è proprio questo il segreto di quelle superstar del rock o del pop che, a diversi decenni di distanza dal loro inizio di carriera, continuano a spopolare. Prendi Mick Jagger, solo per fare un esempio...
Uno studio americano della Northwestern University, pubblicato sulla versione on line della rivista scientifica "Journal Neurobiology of Aging", mostra anche le prove biologiche di questo effetto positivo. Gli autori - ricercatori dell'Auditory Neuroscience Laboratory - hanno infatti misurato le risposte automatiche del cervello di musicisti giovani e anziani, raffrontandole con quelle di non musicisti. E hanno scoperto che gli artisti più in là con l'età hanno un distinto vantaggio in termini di tempi neurali.
"Non solo vantano delle prestazioni migliori rispetto ai coetanei non musicisti, ma riescono a codificare gli stimoli sonori tanto velocemente e accuratamente quanto un giovane non musicista", spiega Nina Kraus, neuroscienziata della Northwestern University e coautrice dello studio. "Questo risultato non fa che rafforzare la teoria secondo cui avere un'esperienza con la musica e con i suoni nel corso della propria vita ha un profondo effetto sul funzionamento del nostro sistema nervoso". 
I musicisti reclutati per la ricerca, precisano gli scienziati, hanno iniziato la formazione all'età di 9 anni e sono stati costantemente impegnati durante la loro vita in attività musicali, mentre i non musicisti avevano alle spalle 3 anni o meno di formazione musicale. La scoperta lancia l'idea che il cervello possa essere allenato a compensare in parte per esempio la perdita di udito legata all'avanzare dell'età. Altre ricerche supportano questa ipotesi.

"Allenarsi" alla musica
Messe insieme, tutte le evidenze raccolte suggeriscono che un "allenamento mentale intensivo", anche in tarda età, potrebbe migliorare l'elaborazione del linguaggio negli anziani e le loro capacità di comunicare, anche in ambienti complessi e rumorosi. 
L'Auditory Neuroscience Laboratory di Kraus indaga da tempo su questi fenomeni e in precedenti ricerche ha messo in evidenza la capacità di compensare le perdite di memoria e le difficoltà nel sentire, due esperienze comuni agli anziani. Altro campo indagato è quello degli effetti dell'esperienza musicale sulla plasticità del cervello. 
Tuttavia, in relazione all'ultimo studio, Kraus avverte del fatto che la ricerca non dimostra che i musicisti hanno un vantaggio neurale in ogni reazione ai suoni. Mostra invece che l'esperienza musicale incide selettivamente sui tempi neurali in risposta a elementi del ritmo. Abilità che sono importanti per distinguere una consonante da un'altra. La cosiddetta "risposta neurale automatica" ai suoni del linguaggio è stata verificata su 87 persone udenti, adulte e di madre lingua inglese. Le misurazioni sono state eseguite con video sottotitolati.Ti interessano i temi collegati ai benefici della musica? Leggi anche:

 “Canta, che ti passa!”. Sarà vero?
La musica fa bene al corpo e alla mente: ecco perché
 La musica fa bene all’udito. Ma non di tutti…
I pianisti hanno un cervello "diverso"
TEST: qual è la musica più adatta a te?

</description><enclosure url="http://www.staibene.it/sb_getImage_cms_staibene.asp?id=5305" type="image/jpeg"/></item></channel></rss>
